MASSIMO E ISMAELE. E LA TV PUBBLICA DIVENTA PRIVATA

di Redazione

Massimo e Ismaele: è così che, con informale confidenza e in diretta televisiva, dialogano il conduttore de “Lo stato delle cose” Massimo Giletti e l’onorevole Ismaele La Vardera, leader del partito politico siciliano “Controcorrente”. Un appuntamento fisso da alcune settimane senza contraddittorio che ferisce i principi cardine dell’informazione e della missione pubblica.

La puntata andata in onda nella prima serata di ieri su Rai 3 ha mostrato come la televisione sostenuta dai contribuenti possa essere piegata a diventare platea personale per un singolo esponente politico e leader di partito. Con un’impostazione che ammicca apertamente ai registri del sensazionalismo, la trasmissione ha affrontato delicate questioni riguardanti la gestione della sanità nella regione siciliana e complessi casi giudiziari ancora al vaglio della magistratura.

La gravità dell’episodio risiede nella totale assenza di garantismo e pluralismo. Il leader del partito politico Controcorrente, da tempo candidato dichiarato alla presidenza della Regione Siciliana, continua a godere di una presenza costante nella trasmissione di Giletti. Questo presidio mediatico avviene tuttavia in un contesto del tutto privo di dibattito, senza una controparte che possa bilanciare le affermazioni espresse o proporre una ricostruzione differente.

Ad aggravare questo quadro di evidente parzialità vi è la complicità narrativa instaurata tra il conduttore e il suo ospite. Durante la diretta, entrambi si sono resi protagonisti dell’annuncio di supposte e imminenti rivelazioni clamorose, rinviate però alla puntata successiva mediante la tecnica del cliffhanger: un espediente tipico della fiction utilizzato per agganciare il telespettatore e spingerlo a ritornare la settimana seguente, alimentando un loop mediatico privo di interlocutori o voci critiche.

In questo scenario, il giornalista alla guida del programma non nasconde le proprie simpatie, arrivando persino a sollecitare apertamente le dimissioni dell’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, sovrapponendo del tutto la propria figura a quella dell’esponente politico ospitato. Questo atteggiamento colpevolista e giustizialista, pur parlando di un politico non sotto indagine, rappresenta una deriva che la televisione di Stato non può tollerare. La storia della cronaca e della politica insegna infatti come la gogna mediatica e la pressione indiscriminata abbiano in passato travolto vite umane fino alle conseguenze più drammatiche.

Il servizio pubblico non può permettersi di spalancare le proprie porte a una sola voce del panorama politico, a maggior ragione alla vigilia di una campagna elettorale che vedrà tra pochi mesi i cittadini chiamati alle urne. Un’informazione pubblica che rinuncia all’imparzialità per schierarsi apertamente a favore di una fazione trasforma il dibattito democratico in una cassa di risonanza propagandistica, venendo meno alla sua funzione fondamentale: garantire agli elettori il diritto a un giudizio libero, informato e plurale.

P.S. Abbiamo atteso le proteste di esponenti della classe politica di qualsiasi schieramento rispetto a questo assolutamente inopportuno utilizzo del servizio pubblico. Dobbiamo però purtroppo prendere atto di una pusillanimeria dilagante che è esattamente quella che consente ad alcuni di violare le regole basilari della democrazia. Spetta quindi a noi, giornale da sempre schierato sul fronte di un’antimafia vera, efficace, e non parolaia come quella di altri, esprimere la nostra protesta pubblica. Auspicando che tutto questo abbia presto una fine e che l’auto invito dell’onorevole La Vardera per la prossima puntata del programma di Giletti non abbia seguito.