EDUCARE MALE I PROPRI FIGLI: LA STORIA DI PARTINICO

di TAPERI

All’Istituto Comprensivo Cassarà-Guida di Partinico, in provincia di Palermo, la decisione della dirigenza scolastica di far pulire aule e banchi agli studenti ha sollevato una mezza rivolta da parte di alcuni genitori.

La circolare numero 69, firmata dal dirigente scolastico Salvatore Ciravolo, ha assegnato un lavoretto agli alunni. Non si trattava di mandarli a zappare o di impegnarli nell’edilizia, bensì soltanto di dedicare gli ultimi cinque minuti giornalieri dell’orario scolastico al riordino e alla igienizzazione delle loro postazioni di studio.

Il provvedimento stabilisce infatti che gli studenti utilizzino sgrassatore e panni in microfibra, messi a disposizione dall’istituto, per pulire la superficie dei banchi, prima di riporre le sedie al di sopra di essi per facilitare le successive operazioni del personale scolastico. L’iniziativa trae origine dalle linee guida del ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato dal ministro Giuseppe Valditara, che promuovono l’insegnamento dell’educazione civica attraverso la tutela dei beni comuni e il rispetto del patrimonio scolastico.

La direzione scolastica ha precisato che la misura è stata approvata dagli organi collegiali: sia il collegio dei docenti sia il consiglio d’istituto hanno dato parere favorevole, con il consenso espresso anche dai rappresentanti dei genitori.

Tuttavia, un gruppo di famiglie ha manifestato contrarietà all’iniziativa, formalizzando le proprie perplessità in una lettera indirizzata alla dirigenza scolastica e all’amministrazione comunale. I genitori contestano l’opportunità di delegare mansioni d’igiene agli alunni, sostenendo che tali compiti debbano spettare esclusivamente ai collaboratori scolastici. Tra i timori sollevati figurano il potenziale contatto dei minori con prodotti detergenti chimici, i possibili rischi per la salute legati alla polvere o a reazioni allergiche e (questa è la peggiore) l’eventuale impatto sulla dignità e serenità dei ragazzi durante il tempo scuola.

I loro bambini impegnati a pulire la scuola. Che orrore! E se ne riportassero un trauma? E se la loro dignità ne risentisse? Non è dignitoso farli lavorare neppure per se stessi, neppure per cinque minuti. Ci pensassero gli addetti.

Incredibile, ma vero. Questi gli argomenti della protesta.

L’attività, della durata di pochi minuti, non rappresenta ovviamente una misura punitiva né un sostitutivo del lavoro dei bidelli, bensì un esercizio pratico di responsabilizzazione individuale e di senso civico per contrastare l’incuria degli spazi pubblici.

Sembra che quei genitori, protestando, dicano invece: “Se i nostri figli sporcano o magari distruggono qualcosa, bisogna capirli. Sono ragazzini”.

E invece no. Non bisogna capirli! Sono solo maleducati. Figli di genitori che pensando di proteggerli, preparano la loro rovina.

Figli di genitori che pensando di alleviare ai loro figli persino la più piccola fatica non comprendono che l’acquisizione del senso civico e della responsabilità personale è un passaggio fondamentale del percorso di crescita scolastica e umana, che rischia di essere vanificato dall’atteggiamento iperprotettivo proprio di certi genitori.

Vada quindi avanti il dirigente scolastico di Partinico. Con l’auspicio è che questo modello possa superare ogni sciocca resistenza e consolidarsi come prassi ordinaria nelle scuole di ogni ordine e grado.