I veri nemici dell’economia e dello sviluppo della Sicilia sono nascosti dietro la bandiera dell’opposizione al governo regionale. L’iniziativa intrapresa dal Partito Democratico, che attraverso il proprio commissario regionale Giuseppe Provenzano ha formalmente sollecitato l’esecutivo nazionale a impugnare la norma sul Fondo per gli interventi territoriali, rappresenta una scelta miope che danneggerebbe il tessuto economico e sociale dell’isola.
La mossa del commissario voluto da Elly Schlein — una posizione demagogica che fa seguito all’iniziativa di Ismaele La Vardera — è concepita come una cinica manovra elettorale in vista dei prossimi appuntamenti alle urne, e risponde a una logica populista camuffata da rigore istituzionale. Definire genericamente “mancette” una serie di stanziamenti destinati agli enti locali significa sminuire il lavoro quotidiano di centinaia di sindaci e amministratori che combattono con bilanci dissanguati, infrastrutture prive di manutenzione e servizi parziali.
Il Fondo per gli investimenti territoriali non è un’anomalia inventata per l’occasione, bensì uno strumento strutturato presente in quasi tutte le regioni italiane, oltre che nella stessa legge di bilancio dello Stato. Si tratta di un canale finanziario necessario per dare risposte immediate a interventi di piccola e media entità che non troverebbero spazio nei grandi strumenti di programmazione strategica, caratterizzati da tempi burocratici lunghi e complessi. Piccole opere viarie, messa in sicurezza di edifici pubblici, riqualificazione di spazi urbani e impianti sportivi di periferia rappresentano ossigeno puro per l’economia locale e per le imprese del territorio.
Ciò che rende la battaglia del Partito Democratico drammaticamente incoerente è il fatto che i suoi stessi rappresentanti, in Sicilia e nelle sedi istituzionali sia regionali che statali, abbiano storicamente condiviso e partecipato all’individuazione dei bisogni dei territori, concorrendo alle decisioni sulla destinazione di risorse analoghe. La scelta di bollare improvvisamente questi finanziamenti come interventi illegittimi o improduttivi appare quindi come una speculazione tattica, in cui la propaganda di partito prevale sulle esigenze dei cittadini.
L’istanza non ha alcuna possibilità di essere accolta: Palazzo Chigi non bloccherà mai la legge che ha istituito il fondo. Anziché produrre vantaggi, questa offensiva attirerà il disappunto degli amministratori e delle realtà ecclesiastiche — anch’esse in parte destinatarie delle risorse —, lasciate sole a riflettere sulle conseguenze di una scelta ideologica che, qualora accolta, avrebbe penalizzato gravemente le comunità locali.