Italvolley femminile | A un passo dalla storia: Istanbul incorona la Turchia, azzurre d’argento
In evidenza06 Settembre 2026 - 21:29
Alla Sinan Erdem Sports Hall la squadra di Julio Velasco cede 3-2 (25-16, 22-25, 25-12, 21-25, 10-15) alla Turchia di Daniele Santarelli. L’Italia domina primo e terzo set, ma non riesce a completare l’opera e manca il trittico olimpico-mondiale-europeo riuscito in passato soltanto all’Unione Sovietica. Santarelli sistema tatticamente la partita, la Turchia cresce in difesa e toglie progressivamente certezze alle azzurre. Nel quarto parziale l’Italia perde lucidità e al tie-break Istanbul può festeggiare. Per Velasco e le sue ragazze resta un – comunque – meraviglioso argento
ISTANBUL – A cinque punti dalla storia. È la distanza che alla fine separa l’Italia da qualcosa che nessun’altra Nazionale femminile, Unione Sovietica a parte, era mai riuscita a fare: tenere contemporaneamente tra le mani il titolo olimpico, quello mondiale e quello europeo. Cinque punti, quelli che separano il 10 dell’Italia dal 15 della Turchia nell’ultimo set.
Finisce 3-2 per le padrone di casa: 16-25, 25-22, 12-25, 25-21, 15-10 guardando il punteggio dalla parte turca.
La Turchia di Daniele Santarelli è campione d’Europa. L’Italia di Julio Velasco è d’argento.
E questa volta il tie-break, che un anno fa a Bangkok aveva consegnato alle azzurre il titolo mondiale proprio contro la Turchia, gira dall’altra parte.

Un’Italia bellissima quando riesce a essere se stessa
Per lunghi tratti della finale l’Italia gioca una pallavolo che sembra poterla portare fino all’ultimo pezzo della collezione.
Il primo set è quasi una dichiarazione.
Le azzurre entrano dentro una “Sinan Erdem Sports Hall” trasformata in un muro sonoro, sopportano i fischi che accompagnano praticamente ogni loro azione e rispondono nel modo più semplice possibile: giocando e bene.
L’Italia prende immediatamente il controllo del parziale, mette pressione alla ricezione turca, trova continuità nelle proprie soluzioni offensive e impedisce alle padrone di casa di costruire il ritmo che vorrebbero. Il 25-16 è netto, nel punteggio e nel gioco.
L’Italia sembra più lucida, più ordinata, più dentro la partita. La Turchia, però, ha una qualità che diventerà decisiva con il trascorrere della serata: non esce mai dalla finale.

La Turchia resta lì
Il secondo set cambia il copione. La squadra di Santarelli comincia a difendere praticamente tutto, la ricezione sostiene meglio il cambio palla e ogni attacco italiano sembra richiedere sempre qualcosa in più per prendersi il punto.
È qui che la finale comincia a mostrare la propria natura: non basta più giocare bene, bisogna riuscire a farlo a lungo.
La Turchia rimane attaccata al set, cresce insieme al proprio pubblico e nel finale trova il margine necessario per chiudere 25-22.
Uno a uno e tutto da rifare.
Ma la risposta dell’Italia è impressionante.

Il 25-12 che sembra spalancare la porta
Nel terzo parziale le azzurre tornano a comandare, ancora più nettamente di quanto fatto nel primo.
L’Italia ritrova aggressività, ordine e continuità. La Turchia fatica a tenere il ritmo e il divario cresce rapidamente.
25-12, in una finale europea, davanti al pubblico turco.
Il sogno sembra assumere forma concreta perchè l’Italia è avanti 2-1 e per alcuni tratti della partita mostra una superiorità evidente.
Manca un set. Un solo set per completare il percorso: l’oro olimpico di Parigi, il titolo mondiale conquistato a Bangkok, e adesso quell’Europeo che trasformerebbe una straordinaria sequenza di successi in qualcosa che appartiene direttamente alla storia di questo sport.
Ma le finali non sempre seguono la logica di ciò che è accaduto fino a quel momento.
E proprio dopo il set più dominato dall’Italia arriva probabilmente uno dei passaggi decisivi della serata.

Santarelli cambia la partita
Il merito della Turchia non è soltanto quello di resistere. Daniele Santarelli legge quello che sta accadendo e sistema tatticamente la sua squadra.
Le padrone di casa aumentano la qualità della seconda linea, difendono di più e soprattutto cominciano a prestare maggiore attenzione a una soluzione alla quale Paola Egonu è costretta a ricorrere con crescente frequenza: il pallonetto.
La copertura turca si fa più puntuale e la seconda linea cresce di livello, trascinata da Gizem Örge, premiata al termine dell’Europeo come miglior libero della manifestazione.
Palloni che prima cadevano cominciano a tornare dall’altra parte della rete. Può sembrare un dettaglio, non lo è.
Perché ogni difesa in più toglie qualcosa alle certezze italiane e aggiunge qualcosa alla convinzione della Turchia.
Egonu continua a essere cercata, ma non sempre il rapporto con Alessia Orro funziona con la precisione alla quale le due ci hanno abituato. Qualche alzata costringe l’opposta azzurra ad aggiustare la rincorsa, cambiare soluzione, ricorrendo più frequentemente al pallonetto e incorrendo anche in qualche errore inaspettato.
Una difficoltà circoscritta alla finale che non cambia il giudizio sull’Europeo delle stratorsferiche Alessia Orro, premiata al termine della manifestazione come miglior palleggiatrice del torneo, e Paola Egonu. Anzi, proprio il riconoscimento a Orro racconta quale sia stato il livello complessivo della sua competizione e rende ancora più evidente quanto, in una partita giocata su margini così sottili, anche qualche pallone meno preciso del solito possa diventare significativo.
Santarelli, intanto, fa ciò che un allenatore deve fare quando una finale comincia a cambiare: protegge ciò che funziona e insiste sui punti di forza della propria squadra.
Uno, soprattutto, Melissa Vargas.
La Turchia la cerca nei momenti che pesano e Vargas risponde, trasformando anche le incertezze italiane in opportunità.
La finale cambia così, quasi senza un momento preciso nel quale poter tracciare una linea. Un pallone difeso, una copertura, un’alzata meno precisa, un attacco che non trova più il campo. Poi un altro. E lentamente le certezze cambiano metà campo.

Nel quarto l’Italia perde il filo
La Turchia non crolla, fa esattamente il contrario.
Difende, riceve, allunga gli scambi. Costringe l’Italia a giocare un pallone in più. Poi un altro. E ancora uno.
Progressivamente la partita cambia temperatura. Anche Ekaterina Antropova perde qualcosa in lucidità, mentre più in generale diminuisce la pulizia del gioco azzurro.
Non è più l’Italia autoritaria del primo e soprattutto del terzo set. Qualche scelta diventa meno precisa, l’attenzione cala e la Turchia sente che la porta della finale, che sembrava quasi chiusa, è tornata ad aprirsi.
Velasco prova a cercare risposte dalla panchina. Alcune arrivano.
Merit Adigwe risponde bene ogni volta che viene chiamata in causa, entrando senza paura dentro una finale complicata. Buono anche l’impatto di Ilaria Spirito, mentre Eleonora Fersino offre ancora una volta solidità – tanta – in seconda linea.
Al centro Sarah Fahr e Anna Danesi tengono alto il livello della propria partita e provano a dare all’Italia riferimenti anche quando il gioco comincia a perdere fluidità.
Non basta. Perché questa volta è il sistema complessivo a perdere progressivamente precisione.
E quando una partita arriva a quel livello, contro un’avversaria che nel frattempo ha trovato le proprie contromisure, ogni piccola incertezza finisce per pesare il doppio.
Il pubblico aumenta ancora la pressione, accompagnando per tutta la gara le azzurre con fischi difficili da ignorare, e la squadra di Santarelli trova convinzione da ogni pallone recuperato.
Il 25-21 rimette tutto in discussione. Due a due.
Ancora una volta Italia e Turchia devono decidere un titolo mondiale o continentale al tie-break.

Bangkok al contrario
Quasi un anno prima, il 7 settembre 2025, era accaduto a Bangkok. Anche allora cinque set e anche allora Italia contro Turchia.
Ma il quinto era diventato il territorio delle azzurre: 15-8 e titolo mondiale.
A Istanbul la storia sceglie la direzione opposta.
La Turchia arriva al tie-break con qualcosa che vale forse più dei punti: ha tolto all’Italia alcune delle certezze con le quali le azzurre avevano dominato il terzo set.
Velasco prova a ricomporre il puzzle, ma la partita ormai si gioca anche sul terreno della fiducia.
E lì la Turchia arriva meglio.
Vargas continua a rappresentare il riferimento offensivo, la difesa turca non concede palloni facili e l’Italia prova a ritrovare il filo dei primi set senza riuscire a riprenderselo completamente.
In una “Sinan Erdem Sports Hall” che ormai spinge ogni pallone turco, le padrone di casa trovano il margine e riescono a conservarlo.
L’Italia rimane aggrappata alla finale, ma non abbastanza da rovesciarla ancora.
10-15. Finisce lì.
Santarelli può alzare le braccia. La sua Turchia è campione d’Europa.

Santarelli, l’italiano che ferma l’Italia
C’è anche un piccolo paradosso azzurro nella notte di Istanbul. A impedire all’Italia di completare il proprio trittico è un tecnico italiano.
Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla suggestione.
Daniele Santarelli questa finale la vince anche dalla panchina.
La Turchia viene travolta 25-12 nel terzo set e potrebbe perdere definitivamente contatto con la partita. Invece, il tecnico della Imoco interviene sulle situazioni che stavano facendo male alla propria squadra, sistema la fase difensiva, prepara maggiore copertura sulle soluzioni corte di Egonu e restituisce alla sua squadra ordine e fiducia.
Poi, affida la parte restante alle qualità delle proprie giocatrici.
Vargas su tutte.
Dall’altra parte c’è Julio Velasco.
A 74 anni, dopo aver conquistato con questa Nazionale l’oro olimpico e quello mondiale, aveva la possibilità di diventare protagonista di un’altra impresa senza precedenti per la pallavolo italiana.
Non ci riesce.
Ma Istanbul non cancella ciò che con questa squadra, il tecnico argentino, ha costruito. Semmai ne interrompe, almeno per una sera, l’apparente inevitabilità.

L’argentino Julio Velasco. Dopo Olimpiade e Mondiale, conquista l’argento europeo a Instanbul
Otto vittorie, poi l’ultimo ostacolo
L’Italia era arrivata alla finale senza aver mai perso. Cinque vittorie nella Pool D di Göteborg.
Poi, il viaggio verso Brno e la fase a eliminazione diretta. Il 3-0 sulla Bulgaria negli ottavi. Il 3-1 sulla Svezia nei quarti. Il 3-1 sulla Polonia in semifinale.
Otto partite, otto vittorie.
E una serie ancora più lunga alle spalle: dopo l’Europeo 2023, l’Italia aveva attraversato imbattuta prima i Giochi Olimpici di Parigi e poi il Mondiale 2025.
Istanbul rappresentava la possibilità di chiudere il cerchio.
Oro olimpico, mondiale e europeo.
Soltanto l’Unione Sovietica era riuscita a detenere contemporaneamente i tre titoli nella storia della pallavolo femminile.
L’Italia arriva fino alla porta. Purtroppo, non riesce ad attraversarla.

Fersino, raccogliere l’eredità più pesante
Dentro l’argento italiano c’è poi un Europeo che merita di essere isolato dal resto: quello di Eleonora Fersino.
Per anni parlare del libero della Nazionale italiana ha significato pronunciare quasi automaticamente un nome: Monica De Gennaro.
Moki ha attraversato un’epoca della pallavolo azzurra, diventando uno dei riferimenti tecnici e caratteriali della squadra e lasciando inevitabilmente un’eredità difficile da raccogliere.
A Fersino è toccato farlo proprio a EuroVolley 2026, nella sua prima grande competizione internazionale nel ruolo di libero titolare dell’Italia.
Non era una sostituzione come le altre.
Significava entrare in un meccanismo abituato per anni ad avere De Gennaro come certezza della seconda linea e costruirsi progressivamente una propria credibilità, senza provare a essere la copia di chi l’aveva preceduta.
Fersino lo ha fatto con continuità, presenza e personalità.
Non ha avuto bisogno di cancellare il confronto con Moki. Ha fatto qualcosa di più utile, cominciando a costruire il proprio posto.
Anche nella finale di Istanbul, dentro una partita nella quale la pressione sulla seconda linea è aumentata con il trascorrere dei set, il libero azzurro ha continuato a offrire il proprio contributo.
L’Europeo finisce con un argento.
Ma tra le risposte che Velasco porta via da Göteborg, Brno e Istanbul ce n’è una che riguarda proprio il futuro della seconda linea italiana.
Dopo De Gennaro, l’Italia cercava nuove certezze. Fersino ha cominciato a darle.

Il libero dell’Italvolley, Eleonora Fersino
I premi: Vargas miglior opposta e MVP, riconoscimenti anche per Orro e Sylla
Il peso della Turchia sull’Europeo passa anche dai riconoscimenti individuali assegnati al termine della finale.
Melissa Vargas è stata premiata sia come miglior opposta sia come MVP di EuroVolley 2026, consacrazione individuale della giocatrice alla quale la Turchia si è affidata soprattutto quando la finale ha cominciato a pesare.
Con lei vengono premiate altre protagoniste della squadra campione d’Europa: Gizem Örge come miglior libero, Zehra Güneş tra le migliori centrali e Yaprak Cebecioğlu tra le migliori schiacciatrici. A completare il riconoscimento del percorso turco c’è il premio come miglior allenatore a Daniele Santarelli.
Due riconoscimenti arrivano anche in casa Italia.

Alessia Orro, miglior palleggiatrice dell’Europeo

Miriam Sylla, miglior schiacciatrice
Alessia Orro è la miglior palleggiatrice dell’Europeo, premio che racconta la qualità del torneo disputato dalla regista azzurra al di là delle difficoltà incontrate in alcuni passaggi della finale.
E c’è Myriam Sylla, scelta tra le migliori schiacciatrici della manifestazione: un altro riconoscimento alla continuità e al peso che la capitana azzurra continua ad avere negli equilibri della squadra.
A completare il quadro delle migliori centrali c’è la serba Hena Kurtagić.
I premi raccontano bene anche la finale di Istanbul: la Turchia porta nei riconoscimenti individuali molti degli elementi sui quali ha costruito il proprio successo, dall’efficacia offensiva di Vargas alla qualità difensiva di Örge, fino alla lettura tattica di Santarelli.

Un argento che fa male, ma non ridimensiona l’Italia
È inevitabile che faccia male. Perché questa non era una finale nella quale l’Italia è stata semplicemente superata da un’avversaria più forte.
Le azzurre hanno avuto la partita. L’hanno comandata.
Per due set hanno mostrato una pallavolo di altissimo livello e per una parte importante della serata hanno dato la sensazione di poter essere ancora una volta padrone del proprio destino.
Poi, la finale è cambiata. E la Turchia ha avuto il merito di cambiarla.
Questa è forse la differenza più importante.

Il tecnico italiano Daniele Santarelli, dopo la VNL, mette in bacheca anche il titolo Europeo
Santarelli e le sue giocatrici non hanno aspettato soltanto il calo italiano: hanno lavorato perché arrivasse.
Hanno difeso quando serviva difendere, hanno ricevuto con maggiore continuità quando la pressione aumentava, hanno tolto progressivamente sicurezze alle principali soluzioni offensive italiane e hanno accettato di soffrire quando l’Italia sembrava superiore.
Poi, hanno colpito nei punti nei quali le azzurre hanno cominciato a mostrare qualche crepa.
Questo probabilmente separa le due squadre nella notte di Istanbul.
Non molto, ma abbastanza.

La prima sconfitta non cancella il viaggio
La medaglia è d’argento e guardandola subito dopo una finale persa al tie-break sarà difficile trovarci qualcosa di consolatorio.
Le grandi squadre soffrono quando perdono le grandi partite proprio perché erano arrivate per vincerle. Ma sarebbe altrettanto sbagliato lasciare che cinque punti cancellassero il resto.
Parigi ha consegnato all’Italia il primo oro olimpico della propria storia. Bangkok l’ha resa campione del mondo. Istanbul le consegna un argento europeo dopo un torneo nel quale aveva vinto tutte le otto partite precedenti.
Il trittico resta incompleto.
La storia, quella irripetibile che avrebbe messo questa Italia accanto all’Unione Sovietica, dovrà aspettare.
Ma il viaggio delle azzurre di Velasco non viene ridimensionato da una notte.
Semmai Istanbul ricorda un aspetto che le vittorie, quando diventano tante, rischiano qualche volta di far dimenticare.

Anche le squadre più forti possono perdere.
La Turchia ha meritato di vincere questa finale. L’Italia dovrà soprattutto capire come l’ha persa. Perché a Istanbul non sono mancati soltanto cinque punti. A un certo punto sono cambiate le certezze.
E quando una finale cambia le certezze di chi la sta giocando, spesso ha già cominciato a scegliere da che parte andare.
TABELLINO ITALIA-TURCHIA 2-3 (25-16, 22-25, 25-12, 21-25, 10-15)
ITALIA Meli ne, Cambi, Spirito, Fersino (L), Orro 4, Danesi 10, Nwakalor ne, Adigwe 3, Nervini ne, Sylla 13, Egonu 28, Fahr 9, Giovannini, Antropova 16. All.: Velasco
TURCHIA Orge (L), Ozbay, Vargas 29, S.Sahin, Baladin 8, Jack-Kisal ne, Akarçeseme Yatgin, Cebecioglu 8, E.Sahin 4, Erdem Dundar 7, Uyanik ne, Gunes 11, Erkek 3, Aydin. All. Santarelli
Arbitri: Vladimir Simonovic (Srb), Theodora Kyriopoulou (Gre)
NOTE – Spettatori 17299. Durata: 21′, 28′, 23′, 29′, 16′ . Tot.: 117′
Italia: bv 11, bs 11, mv 16 ; Turchia: bv 2, bs 13 , mv 11.
ALL STAR TEAM CEV Trendyol EuroVolley 2026
Opposto: Melissa Vargas (Turchia)
Alzatrice: Alessia Orro (Italia)
Libero: Gizam Orge (Turchia)
Centrale: Hena Kurtagić (Seria)
Centrale: Zehra Gunes (Turchia)
Schiacciatrice: Myriam Silla (Italia)
Schiacciatrice: Derya Cebecioglu (Turchia)
Allenatore: Daniele Santarelli (Turchia)