Sicurezza stradale in bicicletta, il disegno di un’Italia con il tasso di mortalità più alto d’Europa

di Fabio Bologna

Da gennaio a ottobre di quest’anno sono 197 i ciclisti morti in strada a causa di incidenti stradali, questo è quanto emerge dall’ultimo bollettino dell’Osservatorio Ciclisti 2026. A pochi giorni dalla Giornata Mondiale delle Vittime della Strada (15 novembre ndr) , vogliamo disegnare un quadro generale sui numeri del nostro paese, sul quale incidono sicuramente anche i dati legati alla copertura di piste ciclabili, che anche in questo caso ci collocano tra gli ultimi rispetto alla media continentale. 

Italia maglia nera d’Europa

Strade extraurbane meno protette, velocità elevate e carenza di infrastrutture ciclabili dedicate, fanno dell’Italia la Nazione con il tasso di mortalità dei ciclisti più alto d’Europa (circa 5,1 decessi ogni 100 milioni di chilometri pedalati, contro lo 0,9-1,1 dei Paesi Bassi e il 2,5 di Belgio e Austria).  Un dato inequivocabile che rispecchia e potrebbe superare  l’andamento statistico dello scorso anno, nonostante i proclami di interventi da parte delle Istituzioni, che di fatto non ci sono mai stati, e le modifiche al codice della strada che nulla hanno prodotto. I rapporti di ASAPS e i dati ufficiali Istat indicano che circa il 68% degli eventi che coinvolgono ciclisti avviene in collisione con veicoli motorizzati.

Le cause prinicpali

Le cause principali sono legate a specifici comportamenti errati di chi guida i mezzi a motore.  Distrazione alla guida: definita dall’ASAPS come la “sbronza del terzo millennio”, è legata soprattutto all’uso continuo degli smartphone per la messaggistica. Gli automobilisti non vedono i ciclisti perché distolgono lo sguardo dalla strada; mancato rispetto della precedenza: si verifica soprattutto in ambito urbano in corrispondenza di incroci, rotonde o durante le manovre di svolta e apertura delle portiere delle auto. Velocità troppo elevata: riduce i tempi di reazione del conducente e aumenta drasticamente l’indice di mortalità dell’impatto sul ciclista, in particolare in caso di tamponamento sulle strade extraurbane.

Se distrazione e velocità elevate sono responsabilità che ricadono sul buonsenso del singolo, la carenza di idonei spazi e infrastrutture dedicate ai ciclisti completano un quadro disastroso del nostro paese. Secondo i dati di Bikenomist e di Komoot presentati alla Fiera del ciclourismo di Padova, l’Italia ricopre le posizioni di classifica più basse per quanto riguarda la copertura delle ciclabili, oltre ad essere la nazione con la più forte promisquità di traffico. Nord più virtuoso con una media di 70 km di ciclabili per 100 km² contro i soli 7 km del Sud. Maglia nera per Sicilia e Calabria.

Il quadro generale e i ritardi strutturali

Secondo i dati della campagna Clean Cities, la percentuale di infrastrutture ciclabili protette rispetto alla rete stradale totale, vede il nostro Paese inseguire da lontano il resto d’Europa. Se città come Firenze (10%) e Milano (9%) mantengono una discreta presenza, una metropoli come Roma (3%) si colloca sul fondo delle rilevazioni per le grandi capitali. Sicilia e Calabria, registrano la densità più bassa di metri lineari di piste ciclabili per abitante o per chilometro quadrato. Grandi capoluoghi come Catania e Reggio Calabria si posizionano costantemente sul fondo delle classifiche nazionali sulla mobilità ciclistica urbana.  In Campania, nonostante la presenza di progetti turistici in via di sviluppo, la rete ciclabile nei centri urbani e nelle aree metropolitane (come Napoli) è tra le meno estese ed efficienti d’Italia. Molise e Basilicata, presentano una scarsissima diffusione sia di infrastrutture ciclabili destinate al pendolarismo quotidiano, sia di grandi ciclovie dedicate al turismo lento (salvo rare eccezioni e piccoli tratti isolati).  Il Lazio risente di una media territoriale molto bassa. Molti capoluoghi laziali e la stessa Roma mostrano indici di ciclabilità per abitante ampiamente inferiori rispetto alla media del Nord Italia.

L’auto rimane il mezzo più usato… tranne che a Bolzano

Solo 1 adulto su 10 utilizza regolarmente la bicicletta per i propri spostamenti quotidiani. I dati riportati da uno studio effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità e da Sport e Salute evidenziano che la percentuale di spostamenti quotidiani effettuati in bicicletta in Italia si attesta su una media nazionale intorno al 3,8% – 5%, lontanissima dal 25-35% registrato stabilmente nel Nord Europa come Paesi Bassi o in Danimarca. L’automobile rimane il mezzo dominante sia per chi si muove verso il luogo di lavoro (circa il 71% degli occupati si sposta come conducente d’auto), sia nei piccoli comuni e negli spostamenti quotidiani.

E’ corretto evidenziare comunque che l’utilizzo della bicicletta come mezzo di spsotamento quotidiano non è uniforme lungo tutto lo stivale. Nelle regioni del Nord-Est, la bicicletta è una realtà radicata con una quota di spostamenti dell’8,1%. Al Nord-Ovest scende al 4,1%, mentre al Sud e nelle Isole le percentuali si riducono drasticamente a causa di fattori morfologici e, soprattutto, della carenza di piste ciclabili . Territori come la Provincia Autonoma di Bolzano vedono picchi in cui 1 abitante su 4 usa regolarmente la bici.

Cosa fare e gli esempi da imitare

Limitare l’utilizzo delle auto ed incentivare la Green Mobility e l’utilizzo della biciletta. Questa è l’unica politica sostenibile per arginare le mortalità e che si sta attuando in diversi paesi europei. Tranne che in Italia. Sono diversi i Paesi che incentivano l’utilizzo della bicicletta con rimborsi economici, sgravi fiscali e grandi investimenti nelle infrastrutture. Nei Paesi Bassi offrono un’indennità chilometrica ai lavoratori che si spostano in bici e vantano una rete capillare di piste ciclabili. In Belgio esistono rimborsi chilometrici per i pendolari (circa 0,35 € a km) e diversi governi regionali (come Bruxelles-Capitale) o comunali offrono contributi fino a 500 € per l’acquisto di e-bike e accessori.

La Francia ha introdotto il “forfait mobilités durables”, un rimborso esentasse per i dipendenti che vanno al lavoro in bicicletta (fino a 700 € all’anno), oltre a forti investimenti nelle ciclabili urbane (come a Parigi). Il Lussemburgo permette ai lavoratori di detrarre dall’imposta sul reddito personale fino a 300 € per l’acquisto di una bicicletta nuova (tradizionale o elettrica) e agevola le flotte aziendali. La Danimarca, con città come Copenaghen (dove oltre il 60% dei cittadini usa la bici ogni giorno), investe costantemente in super-piste ciclabili e ponti riservati alle due ruote. In Germania numerose aziende e città offrono il modello del leasing agevolato della bicicletta (JobRad) e incentivi locali per la mobilità casa-lavoro.

Il 15 Novembre la Giornata Mondiale delle Vittime della Strada

Facciamoci Vedere, Facciamoci Sentire. Un urlo condiviso, questo il senso del manifesto promosso dalla Federazione Ciclistica Italiana, che in occasione della Giornata Mondiale delle Vittime della strada del prossimo 15 novembre, sta portando avanti con diverse iniziative in tutta Italia, con il supporto dei Comitati Regionali. Nelle principali città italiane ci sarano raduni che coinvolgeranno i vari comitati di Federciclismo per urlare il bisogno di sicurezza. A Palermo e Catania sono in programma due ciclo passeggiate che si concluderanno con un Sit-in davanti le sedi delle  rispettive  Prefetture, alla quale sono invitati a partecipare tutti gli amanti e utilizzatori della bicicletta della regione.