GIUSTIZIALISMO E DOVERI MORALI

di Rino Piscitello

Scrivo questo articolo sul giustizialismo e le sue conseguenze guardando alle vicende siciliane dell’ultimo anno, ma ritengo che possa avere una valenza generale adattabile a qualsiasi latitudine.

Non c’è scelta politica o di governo che non possa essere letta in modo ambivalente. Non esistono scelte esclusivamente tecniche e obiettive. Ogni decisione politica comporta vantaggi e svantaggi per alcune categorie o gruppi.

È per questo che non sono accettabili contestazioni generiche e che le violazioni di legge dei rappresentanti delle istituzioni vanno accertate con assoluta sicurezza. La separazione dei poteri implica che la discrezionalità nell’interpretazione di un reato basato su una scelta politica debba essere ridotta al minimo.

Il politico, colui che ha un ruolo nelle istituzioni, ha il dovere morale di essere corretto , ma il giudizio sulla sua moralità, al netto ovviamente dei reati, spetta alla politica e mai, in nessun caso alla magistratura.

A fronte quindi di qualsiasi intervento della magistratura su comportamenti che consentono margini di interpretazione ampi, la politica deve rivendicare il proprio primato anche nel rispetto della sacralità del principio della separazione dei poteri.

Primato della politica non vuol dire certo rallentare o bloccare il lavoro della magistratura, ma non prenderlo in considerazione rispetto alla prosecuzione del ruolo istituzionale e dell’impegno della persona interessata da eventuali indagini, almeno fino alla condanna in primo grado, tranne solo in quei casi nei quali la commissione del reato è assolutamente evidente.

Da questo punto di vista il giustizialismo, ovvero il pregiudizio preventivo di colpevolezza nei confronti dei rappresentanti istituzionali politici dello Stato, e la richiesta di maggiore severità nei loro confronti, è un cancro che rischia di indebolire le istituzioni e l’equilibrio tra i poteri.

Allo stesso modo i politici che fanno della questione morale una priorità assoluta, anziché semplicemente una precondizione, e che la utilizzano per ottenere consenso sono un pericolo mortale per la democrazia.

È la politica che ha il dovere di essere garantista e che deve decidere se un politico indagato deve fermarsi o continuare nel proprio ruolo, optando per la seconda soluzione in tutti quei casi nei quali vi sia un ampio margine di dubbio.

Quando la politica viene meno a questo dovere morale collettivo perde la sua autorevolezza e con essa il proprio diritto ad essere classe dirigente.