TAORMINA, ADDIO DEL BAMBIN GESÙ ALLA CARDIOCHIRURGIA PEDIATRICA

di Antonino Piscitello

Il panorama della sanità siciliana si prepara a un cambiamento significativo. Il Bambino Gesù ha infatti ufficializzato la volontà di non rinnovare la convenzione per la gestione della cardiochirurgia pediatrica presso l’ospedale San Vincenzo di Taormina, attiva dal 2010.

La scadenza, fissata per il 30 giugno, segna l’inizio di un delicato passaggio di consegne che vedrà la Regione Siciliana assumere la gestione diretta del reparto, supportata da un periodo di affiancamento tecnico.

Nonostante la fine della storica collaborazione, l’obiettivo primario resta la continuità assistenziale. L’ospedale romano ha manifestato la disponibilità a gestire una fase intermedia di circa tre mesi per evitare interruzioni brusche del servizio. In questo scenario, l’assessorato regionale sta lavorando a un “Piano B” che prevede il coinvolgimento del Policlinico di Catania, indicato dal Ministero come possibile partner tecnico per garantire la funzionalità del presidio di Taormina, in attesa che anche il polo di Palermo diventi pienamente operativo.

Alla base della riorganizzazione non vi sono solo scelte amministrative, ma rigidi vincoli ministeriali (il cosiddetto decreto Balduzzi) che prevedono una sola cardiochirurgia pediatrica ogni cinque milioni di abitanti. La Sicilia si trova quindi a dover negoziare una deroga per mantenere attivi entrambi i poli dell’Isola. L’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, insediatosi proprio in queste ore, dovrà affrontare immediatamente il dossier per stabilizzare il personale e le prestazioni.

L’accordo giunto al termine prevedeva un investimento rilevante: l’Asp di Messina sosteneva costi per circa 7 milioni di euro annui per il personale infermieristico e medico. Dal canto suo, il Bambin Gesù garantiva figure specializzate di altissimo profilo, incassando un premio di produttività del 10% sulla mobilità sanitaria. Ora, la sfida per la Regione sarà quella di internalizzare queste competenze o strutturare una nuova collaborazione con il Policlinico etneo che mantenga gli standard elevati raggiunti finora, garantendo che le missioni umanitarie e il prestigio internazionale del centro non vadano dispersi.