L’ORGOGLIO DI SCHIFANI A CONFINDUSTRIA CATANIA

di Redazione

Il presidente Renato Schifani traccia il bilancio di una stagione di profonda metamorfosi per la Sicilia, trasformata da terra di perenne assistenza a fulcro dinamico della produzione e della transizione energetica nel cuore del Mediterraneo. L’occasione per questa imponente disamina è stata la centesima assemblea pubblica di Confindustria Catania, un palcoscenico che ha permesso al governatore di presentare una fitta serie di dati macroeconomici capaci di ribaltare le storiche narrazioni improntate al pessimismo meridionalista. Il quadro delineato non si affida a semplici enunciazioni programmatiche, ma poggia sulle verifiche condotte da analisti indipendenti, istituti di ricerca di rilievo internazionale e agenzie di rating, concordi nel certificare un deciso cambio di passo finanziario e strutturale.

Il fulcro della nuova credibilità isolana risiede in primo luogo nel drastico risanamento delle casse regionali. La presidenza ha ricordato il superamento di una stagione complessa, caratterizzata da un pesante disavanzo finanziario che sfiorava i 7 miliardi di euro, per approdare a un contesto di solida stabilità amministrativa, oggi forte di un avanzo che supera i 5 miliardi. Questa transizione contabile ha generato una reazione a catena positiva: le entrate di natura tributaria sono cresciute in modo consistente e la disponibilità di cassa liquida ha registrato un incremento eccezionale, raddoppiando e superando la soglia degli undici miliardi di euro. Una simile performance patrimoniale ha spinto i valutatori internazionali a decretare un doppio innalzamento del merito creditizio, elemento che ha rassicurato i mercati globali e stimolato l’afflusso di capitali.

L’Isola non viene più percepita come un’area marginale, bensì come un laboratorio industriale all’avanguardia, capace di attirare flussi finanziari per oltre 125 miliardi di euro tra opere già programmate o in fase di cantierizzazione. Questo imponente pacchetto di investimenti, che tocca settori nevralgici come la logistica, la ricerca scientifica e le strutture industriali avanzate, trova una precisa conferma nelle analisi strategiche presentate recentemente dal TEHA Group (The European House – Ambrosetti).

La Sicilia si colloca inoltre ai vertici delle classifiche nazionali nel campo dell’energia pulita, distinguendosi come la seconda realtà italiana per la capacità degli impianti eolici e fotovoltaici e come la prima in assoluto per il potenziale contributo alla decarbonizzazione e alla transizione ecologica europea. Anche sul fronte delle multinazionali estere, la regione occupa una posizione di assoluto rilievo nel panorama del Mezzogiorno per la creazione di valore aggiunto.

In questo contesto di rinascita, il territorio catanese si impone come la vera locomotiva industriale della regione. L’area etnea sta infatti ospitando alcune delle iniziative manifatturiere più rilevanti dell’intero continente. Tra queste spicca il piano di potenziamento della microelettronica guidato da STMicroelectronics, un’operazione che mobilita miliardi di risorse private e pubbliche, supportata anche da un forte stanziamento diretto da parte dell’amministrazione regionale con l’obiettivo di fare della città la capitale mediterranea dei semiconduttori. A questa iniziativa si affiancano i progetti di Enel Green Power per la realizzazione di una fabbrica di pannelli solari di ultima generazione, l’arrivo di nuove realtà dell’alta tecnologia come Technoprobe, il consolidamento degli hub logistici di Amazon, i piani di espansione nel comparto della distribuzione commerciale del Gruppo Arena, i programmi di investimento di Edison, i vettori aerei di Ryanair e le strutture produttive di Sibeg.

Questa vivacità economica trova un riscontro immediato nel mercato del lavoro e nel tessuto sociale. I dati sull’occupazione evidenziano un incremento robusto dei posti di lavoro nell’ultimo biennio, quantificabile in circa 175 mila nuovi lavoratori attivi. Parallelamente, il ricorso agli ammortizzatori sociali e alla cassa integrazione ha registrato una netta contrazione, muovendosi in controtendenza rispetto al dato medio nazionale che ha visto invece un incremento delle ore richieste. La presidenza regionale ha rimarcato come la Sicilia possa fare leva su un capitale umano di eccezionale valore, vantando la terza quota più alta in Italia di residenti con meno di trentacinque anni. Per valorizzare queste risorse, l’azione di governo si è concentrata sul potenziamento delle politiche attive, sulla strutturazione di percorsi formativi specialistici e sul sostegno a modelli lavorativi innovativi capaci di trattenere i giovani talenti nel proprio luogo d’origine.

La strategia dell’esecutivo si è mossa anche lungo il binario della semplificazione burocratica e dell’efficienza amministrativa. La riforma della CTS, la Commissione tecnico specialistica per le autorizzazioni ambientali, ha sbloccato pratiche ferme da tempo, traducendosi nell’emanazione di centinaia di pareri positivi che hanno aperto la strada a miliardi di nuovi investimenti industriali. Sul fronte degli incentivi fiscali, la scelta di integrare con cospicui fondi regionali il credito d’imposta previsto dalla Zona Economica Speciale Unica ha rappresentato un segnale di forte vicinanza al mondo produttivo, offrendo certezze e vantaggi competitivi alle imprese intenzionate a espandersi sul territorio.

Le grandi opere infrastrutturali completano la visione di sviluppo a lungo termine avviata dal governo Schifani. Gli investimenti miliardari destinati all’asse ferroviario tra Palermo, Catania e Messina, uniti ai fondi per l’ammodernamento delle reti stradali e autostradali, sono destinati a generare un immenso valore aggiunto e decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. In questo grande disegno logistico, il collegamento stabile sullo Stretto di Messina viene descritto come l’opera fondamentale per inserire definitivamente l’Isola all’interno dei corridoi economici dell’Unione Europea, valorizzando anche la capacità dei porti siciliani, che muovono decine di milioni di tonnellate di merci all’anno oltre a registrare flussi crocieristici in costante espansione.

L’azione del governo regionale dimostra una profonda capacità di farsi carico delle emergenze storiche dell’Isola, convertendole in opportunità di sviluppo ecocompatibile. Ne è una prova tangibile il progetto del termovalorizzatore di Catania, un’opera strategica da quasi mezzo miliardo di fondi pubblici che promette di chiudere definitivamente l’era delle discariche, posizionandosi ai vertici europei per sicurezza ambientale e contenimento delle emissioni. Accanto alla sfida ambientale, l’esecutivo guidato dal Governatore si distingue per l’attenzione al rilancio del patrimonio storico e produttivo, come dimostra l’imponente piano di riqualificazione da quaranta milioni di euro destinato alle Terme di Acireale. Rimasto abbandonato per più di dieci anni, il sito viene oggi rigenerato per diventare un volano di sviluppo turistico e occupazionale, confermando l’efficacia di una programmazione che unisce modernizzazione industriale e identità locale.

Nel suo articolato intervento il Presidente della Regione Siciliana ha snocciolato i dati con orgoglio, e nel complimentarsi con Confindustria Catania per il secolo di storia celebrato, ha ribadito che questi traguardi non sono frutto di retorica, ma la conseguenza tangibile di una sinergia profonda tra un’amministrazione lungimirante e un tessuto imprenditoriale che ha ripreso a investire con fiducia nel proprio futuro.