MANOVRA, AD OTTOBRE IL VOTO ALL’ARS

di Umberto Riccobello

Nel dibattito politico regionale la manovra economica torna ad accentrare l’attenzione delle forze politiche siciliane, proponendosi come lo snodo cruciale delle prossime settimane. La ripresa delle attività parlamentari all’Assemblea Regionale Siciliana ha segnato l’inizio di un percorso, i cui contorni definitivi non vedranno la luce prima del mese di ottobre.

La tabella di marcia stabilita a Palazzo dei Normanni indica una scansione dei lavori che sposta il voto finale oltre l’inizio dell’autunno, con le commissioni competenti impegnate nelle valutazioni di merito e il successivo passaggio del testo in Commissione Bilancio. Soltanto a completamento di questi passaggi tecnici e politici il documento economico potrà approdare nell’aula di Sala d’Ercole per l’esame finale e le relative votazioni.

La posta in gioco riguarda una dote finanziaria complessiva di circa trecento milioni di euro ancora da assegnare. All’interno di questa dotazione economica, due terzi delle risorse rappresentano il margine d’azione riservato ai gruppi politici per definire le priorità strategiche e le misure di settore, mentre la quota restante è destinata a finanziare gli interventi territoriali proposti dai parlamentari regionali.

Queste nuove disponibilità finanziarie andranno ad aggiungersi direttamente alle risorse già stanziate con il disegno di legge “Coesione e crescita”, il provvedimento approvato dal governo regionale lo scorso 6 agosto per un valore totale pari a 221 milioni di euro. L’integrazione delle diverse componenti trasforma l’operazione contabile in una manovra di peso per le casse della Regione Siciliana. Con queste azioni prosegue il proficuo lavoro del governo Schifani, orientato a coniugare la tenuta dei conti pubblici con la risposta alle esigenze del tessuto produttivo e sociale dell’isola.

Sul piano propriamente politico, la trattativa per la definizione degli emendamenti assume il valore di un importante test di tenuta per la coalizione di centrodestra. A un anno esatto dalle prossime elezioni regionali, la capacità dei partiti di maggioranza di trovare una sintesi condivisa sulla distribuzione dei fondi rappresenta un banco di prova di primario rilievo. I tempi allungati per la presentazione delle modifiche contabili testimoniano la ricerca di un accordo politico non ancora raggiunto, mentre la riprogrammazione del vertice tra i leader permetterà di trovare la quadratura del cerchio non soltanto sulle misure economiche ma anche sui bilanciamenti riguardanti i quadri apicali di sottogoverno quali Irfis, Commissione tecnico specialistica per le autorizzazioni ambientali, e Seus, la società consortile che gestisce il servizio di soccorso sanitario del 118.

In questo scenario, il grosso del lavoro sarà concentrato sulle azioni strategiche e sul coordinamento istituzionale condotto dal presidente della Regione Renato Schifani, dall’assessore all’Economia Alessandro Dagnino e dal presidente dell’Assemblea Gaetano Galvagno. La leadership di Palazzo d’Orleans, la direzione economico finanziaria, e la conduzione dei lavori d’aula da parte della presidenza dell’ARS costituiscono il triangolo direzionale chiamato a garantire l’equilibrio tra le varie anime della maggioranza. Spetterà a loro guidare il percorso parlamentare in modo da evitare sfilacciamenti durante il voto o ritardi eccessivi nell’iter e nell’approvazione finale.

Nei prossimi giorni il confronto entrerà nella fase decisiva, sia nelle sedi parlamentari sia nei corridoi della politica, dove i partiti cercheranno di blindare i rispettivi emendamenti d’intesa con il governo. Con la scadenza dei termini per gli emendamenti fissata a metà mese e il successivo esame di merito, la Sicilia si appresta a vivere settimane d’intensa dialettica politica, il cui esito definirà non solo la destinazione delle risorse pubbliche ma anche l’assetto e la compattezza della maggioranza di governo in vista dell’ultimo scorcio di legislatura.