IL CASO MAFIA E APPALTI E L’ATTIVITÀ DEPISTANTE DI SCARPINATO

di Redazione

Mafia e Appalti: il GIP di Caltanissetta archivia l’inchiesta sulle stragi e riapre lo scontro politico su giudici e depistaggi. Un capitolo giudiziario tra i più complessi, dolorosi e dibattuti della storia repubblicana si è chiuso – almeno sul piano delle iscrizioni formali e della prospettiva processuale immediata – con un provvedimento destinato a far discutere a lungo.

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, ha infatti disposto l’archiviazione del fascicolo d’indagine sul dossier “Mafia e Appalti”, un’inchiesta aperta contro ignoti mirata a verificare se e in quale misura il celebre rapporto dei Carabinieri del ROS del giugno 1991 avesse costituito una concausa o un’accelerazione per le stragi mafiose del 1992 e, in particolare, per l’attentato di via d’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta.

La decisione del GIP giunge a seguito della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta – guidata dal procuratore Salvatore De Luca – che nell’aprile del 2026 aveva tirato le somme di una complessa attività istruttoria. Nelle centinaia di pagine che compongono l’ordinanza di archiviazione, il giudice ricostruisce un quadro fatto di opacità istituzionali, clima ostile e omissioni investigative che hanno segnato irrimediabilmente l’attività dei magistrati assassinati nel ’92, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Tuttavia, pur confermando che l’interesse dei due magistrati per gli affari illeciti tra criminalità organizzata e grandi opere “costituisce concausa (non causa unica), ascrivibile al momento preventivo, comune ad entrambe le stragi”, il GIP ha ritenuto che gli elementi sin qui raccolti non consentano di formulare una “ragionevole previsione di condanna” e di individuare soggetti specifici da iscrivere utilmente nel registro degli indagati per un’azione penale che possa reggere il vaglio del dibattimento.

Nelle pieghe del provvedimento, il giudice entra però nel merito della gestione storica di quel materiale investigativo, parlando apertamente di una gestione definita nei fatti «scellerata» da parte degli uffici giudiziari dell’epoca e sottolineando come lo stesso Paolo Borsellino fosse stato «volutamente» tenuto all’oscuro dell’archiviazione del 1992 sul dossier. Nello snodo centrale della motivazione, il GIP annota che, venuta meno «l’ingombrante presenza» dei vertici di allora, l’ufficio inquirente avrebbe cambiato passo, ma il danno sui filoni investigativi originari era ormai compiuto. Il giudice rimarca inoltre come l’isolamento professionale vissuto da Falcone e Borsellino rappresenti una delle pagine più buie della magistratura italiana, evidenziando che le dinamiche interne agli uffici giudiziari palermitani resero i due magistrati vulnerabili e privi di quel supporto corale che avrebbe dovuto accompagnare la loro azione di contrasto ai patrimoni illeciti e ai circuiti coperti tra mafia, politica e appalti.

Il nodo politico-giudiziario: l’analisi del GIP sull’attività di Roberto Scarpinato e le reazioni istituzionali

Se l’archiviazione tecnica chiude il cerchio processuale del filone contro ignoti, l’ordinanza del GIP di Caltanissetta si spinge ben oltre la mera valutazione dei reati, accendendo i riflettori su condotte istituzionali del passato e del presente che hanno scatenato un terremoto politico immediato. Al centro delle valutazioni più aspre del giudice figura l’ex magistrato e oggi senatore dei 5 Stelle Roberto Scarpinato, le cui condotte vengono pesantemente criticate in relazione sia al suo ruolo storico di pm sia alle recenti audizioni e dinamiche pubbliche all’interno della Commissione Parlamentare Antimafia.

Nel provvedimento, il GIP si sofferma in modo critico sull’attività e sulla “dubbia attendibilità” di Scarpinato, evidenziando significative incongruenze tra le diverse dichiarazioni rese nel corso degli anni in merito al numero e alla natura delle interlocuzioni avute con Paolo Borsellino sul dossier Mafia e Appalti. Non meno severo è il passaggio in cui il giudice solleva forti perplessità sul comportamento istituzionale tenuto in tempi recenti all’interno della bicamerale d’inchiesta. Il GIP evidenzia infatti il quadro di un’«attività depistante» di Scarpinato , puntando il dito contro le modalità con cui si sarebbero registrate sintonie e condivisioni preventive di atti o interrogativi tra membri della stessa Commissione Antimafia e soggetti chiamati a essere auditi, come nel caso dell’ex magistrato Gioacchino Natoli.

La presa di posizione del giudice ha provocato una reazione violentissima da parte del mondo politico, a partire dal centrodestra e in particolar modo dai rappresentanti di Fratelli d’Italia. I componenti di Fratelli d’Italia della Commissione Antimafia hanno tuonato duramente contro l’ex magistrato, invocando conseguenze immediate sul piano politico e istituzionale, attraverso una nota ufficiale in cui si legge:

«Le valutazioni del GIP di Caltanissetta confermano quanto andiamo denunciando da tempo sulle gravissime responsabilità politiche e professionali di Roberto Scarpinato. Parlare di attività depistante e di condotte inaccettabili all’interno delle stesse istituzioni repubblicane e della Commissione Antimafia traccia una linea di demarcazione netta che non può essere ignorata. Chiediamo con forza che venga fatta piena luce su opacità e reticenze che per troppi anni hanno impedito di raggiungere la verità sulla morte del giudice Paolo Borsellino. Lotteremo fino a quando, nonostante l’omertà e la reticenza di troppi, non sarà restituita agli italiani la verità sulla stagione delle stragi e sulle reali coperture che hanno protetto i mandanti occulti».

Il testo di 644 pagine del Gip di Caltanissetta, Santi Bologna, segna un punto fermo nella rilettura degli anni più bui della storia d’Italia, confermando in via definitiva che il dossier Mafia e Appalti dei Ros è stata una delle cause principali delle stragi di mafia e cetamente dell’omicidio del giudice Paolo Borsellino.

Un’ultima considerazione ci pare doverosa: il senatore Scarpinato per rispetto istituzionale dovrebbe dimettersi immediatamente dalla Commissione Antimafia per consentire di essere audito dalla stessa Commissione sul ruolo da lui avuto rispetto alle contestazioni avanzate dal Gip di Caltanissetta. Un componente della Commissione Antimafia non può essere contemporaneamente giudice, imputato e testimone.