L’onorevole Ismaele La Vardera ha scelto ancora una volta la via dell’ostruzionismo, confermando una tendenza a frenare qualsiasi provvedimento destinato alla crescita economica e sociale della Sicilia. L’iniziativa promossa dal deputato regionale e dal suo movimento Controcorrente rappresenta un grave attacco all’autonomia e al tessuto produttivo dell’Isola. Chiedere formalmente alla Presidenza del Consiglio dei ministri e, persino, al Capo dello Stato di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale la recente variazione di bilancio approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana significa voltare le spalle alle comunità locali, alle imprese e ai cittadini che da tempo attendono risorse fresche e immediatamente cantierabili.
Al centro della polemica sollevata dall’opposizione c’è l’articolo 122 della manovra, ovvero la norma istitutiva del Fondo per gli interventi territoriali. Secondo la narrazione di Controcorrente, l’assegnazione di tali somme violerebbe la Costituzione in quanto priva di bandi o procedure comparative, trasformandosi in una gestione meramente politica della spesa pubblica. Tuttavia, dietro le altisonanti citazioni giurisprudenziali e i richiami alla trasparenza, si nasconde la volontà concreta di bloccare interventi cruciali che vanno dalla manutenzione di strade e edifici, alla riqualificazione di spazi sociali e sportivi, a servizi per la collettività.
L’atteggiamento appare ancora più contraddittorio se si analizza il percorso politico e le battaglie passate dello stesso parlamentare. Ci si chiede infatti se, quando La Vardera chiedeva e faceva ottenere duecentomila euro destinati al Comune di Trabia per la realizzazione di un muro di contenimento, sia stato seguito un iter basato su “procedura comparativa, bando o criterio oggettivo preventivo” così come denunciato nella missiva inviata alla Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E analogamente ci si domanda la stessa cosa a proposito delle cinquantamila euro che la sua collega di partito Jose Marano otteneva per il ripristino di un campo da calcio nel quartiere di San Giovanni Galermo, a Catania.
Quelli citati sono soltanto un paio di esempi all’interno di una lunga serie di risorse e contributi che il leader di Controcorrente, i suoi colleghi di partito, e alleati dell’opposizione hanno nel tempo indirizzato verso enti o associazioni. Pretendere oggi di bloccare l’intero sistema applicando due pesi e due misure significa danneggiare deliberatamente i Comuni siciliani, privandoli di fondi vitali mentre la maggioranza di centrodestra lavora per garantire interventi concreti a beneficio dell’intera collettività.
Non è un caso che questa decisione arrivi con l’approssimarsi della campagna elettorale. Trattasi, lasciatecelo dire, di un’evidente operazione di propaganda volta unicamente a cercare visibilità e a guadagnare qualche consenso in più attraverso demagogia e populismo. Quando la scadenza delle urne si fa vicina, pur di conquistare un titolo su giornali compiacenti o di ergersi a paladini dell’onestà a uso e consumo degli elettori, si sceglie scientemente di strumentalizzare le istituzioni e di sacrificare le reali esigenze dei cittadini siciliani.
Sulla vicenda Palazzo Chigi non darà ovviamente alcun seguito. La Vardera sa che la sua istanza non ha alcuna possibilità di essere accolta, ma preferisce portare avanti il teatrino per provare a gabbare elettori liberi con proclami privi di sostanza. Non è la prima volta che lo fa, e non sarà nemmeno l’ultima.