Del peso soffocante del voto segreto nelle aule dell’Assemblea Regionale Siciliana si è già detto e scritto molto. Quel meccanismo opaco, eredità di stagioni di veti incrociati e tradimenti d’aula, continua a rappresentare uno dei freni più evidenti alla trasparenza delle istituzioni dell’Isola, favorendo intese trasversali e mettendo al riparo dalle proprie responsabilità politiche i singoli deputati. Ma se il voto segreto incarna la trappola del “dopo”, esiste una stortura originaria che agisce ancora prima, al momento del voto, e che va eliminata senza esitazioni: il voto disgiunto.
L’elezione del Presidente della Regione Siciliana e del contestuale rinnovo dell’ARS nasce, sulla carta, per garantire rappresentanza e governabilità attraverso un’architettura ben precisa. L’Assemblea è composta da 70 deputati, di cui 62 eletti con metodo proporzionale nelle nove circoscrizioni provinciali e condizionati da una soglia di sbarramento del cinque per cento. A questi si aggiungono il seggio destinato al Presidente eletto a maggioranza relativa in un unico turno, quello riservato al secondo candidato giunto non eletto e i 6 seggi del premio di maggioranza pensati, in teoria, per garantire stabilità a Sala d’Ercole.
La criticità strutturale risiede nel modo in cui l’elettore interagisce con la scheda unica. La legge consente di separare l’espressione di voto per il candidato Governatore da quella per la lista provinciale e per il singolo candidato deputato. Se da un lato l’estensione automatica del voto al Presidente per chi sceglie solo la lista provinciale tenta di dare coerenza alla preferenza, dall’altro la possibilità di applicare il voto disgiunto permette di sostenere un candidato Presidente e contemporaneamente votare una lista o un aspirante deputato di uno schieramento diametralmente opposto.
La grande illusione del sistema risiede proprio nell’efficacia del premio di maggioranza che potrebbe essere fittizia. Quei sei deputati aggiuntivi assegnati alla coalizione del Presidente non rappresentano affatto una “blindatura” automatica per la governabilità. Poiché i 62 seggi su base provinciale vengono attribuiti in modo puramente proporzionale, il fenomeno del voto disgiunto potrebbe creare una spaccatura insanabile tra il consenso incassato dal Governatore e quello ottenuto dalle liste a suo sostegno.
Se un candidato Presidente vince trasversalmente ma le sue liste provinciali prendono meno voti rispetto alle opposizioni a causa delle preferenze disgiunte, l’aggiunta di sei deputati – ai quali si somma il seggio del Governatore stesso – può rivelarsi del tutto insufficiente per raggiungere la soglia di maggioranza assoluta di 36 seggi su 70.
A titolo esemplificativo, in uno scenario in cui il Governatore vincente ottenga con le sue liste provinciali 27 seggi su 62 a causa di un forte voto disgiunto a suo favore, l’aggiunta dei 6 seggi del premio di maggioranza e del proprio seggio porterebbe la coalizione a quota 34 parlamentari regionali: ben lontana dai 36 necessari per governare in autonomia. In questo modo, pur avendo vinto le elezioni, il Governatore si troverebbe in minoranza a Sala d’Ercole fin dal primo giorno.
Figlio di un’epoca di intrighi e accordi sottobanco, il voto disgiunto indebolisce la figura del Presidente fin dalla sua proclamazione. La governabilità viene così subordinata alla tattica individuale: il parlamentare eletto è incentivato a costruire pacchetti di consenso personale e trasversale.
Il Governatore eletto, privo di uno scudo parlamentare compatto che persino il premio di maggioranza non riesce a garantire, resta perennemente esposto al ricatto di singoli deputati o gruppi di potere, costretto a scendere a compromessi e a mercanteggiare ogni singolo disegno di legge, venendo meno al patto originario stretto con i cittadini.
Per questo motivo, l’unica strada percorribile è l’abolizione del voto disgiunto. Cancellare questa anomalia non significa limitare la libertà dell’elettore, ma restituire dignità al programma politico e garantire stabilità alle istituzioni. Senza una riforma radicale che abolisca il voto disgiunto e rimuova il cono d’ombra del voto segreto, le istituzioni siciliane continueranno a rimanere ostaggio dell’instabilità e dei ricatti d’aula.