Antony Barbagallo ha rassegnato le dimissioni da segretario regionale del Partito Democratico, ponendo fine a un mandato segnato da profonde spaccature e da un logorante scontro interno. La decisione arriva al culmine di una crisi politica che rischiava di trascinare il Partito Democratico siciliano in un vicolo cieco, tra ricorsi pendenti presso la Commissione di garanzia nazionale e citazioni al Tribunale di Palermo per presunte irregolarità nelle procedure congressuali che elessero il deputato di Pedara. Con questa scelta strategica imposta da Roma, si chiude formalmente una fase complessa e si azzerano le contese legali interne, aprendo al contempo uno scenario del tutto inedito per l’equilibrio della sinistra nell’isola.
Negli ultimi due anni, l’assetto del Partito Democratico ha visto una netta spaccatura tra la segreteria vicina alla leadership nazionale di Elly Schlein e la maggioranza del gruppo parlamentare all’Assemblea Regionale Siciliana, legata prevalentemente alle correnti che fanno capo a Stefano Bonaccini e Matteo Orfini.
Il capogruppo all’Ars, Michele Catanzaro, a più riprese, ha evidenziato la necessità di superare un’impasse che rischiava di paralizzare l’azione politica dell’opposizione di fronte al governo regionale di centrodestra. Benché nelle ultime ore siano circolate indiscrezioni sulla possibile costituzione di una cabina di regia o di un direttorio per traghettare la forza politica verso i prossimi appuntamenti elettorali, la strada di una gestione condivisa appare poco realistica e priva delle garanzie di stabilità necessarie.
Con molte probabilità la segreteria nazionale scarterà l’ipotesi di un organismo plurale per virare con decisione verso l’affidamento dell’isola a un commissario straordinario. La nomina di un profilo di garanzia inviato da Roma rappresenterebbe un’opzione in grado di superare i veti incrociati e di garantire una catena di comando autorevole. Figura che dovrà essere individuata con massima urgenza, poiché i tempi della politica non consentono ulteriori indugi e impongono una guida operativa immediata.
Il primo vero banco di prova per il futuro commissario sarà il confronto nel campo largo siciliano e la gestione delle primarie regionali. Sebbene il vertice del partito vorrebbe evitare il ricorso ai gazebo, la dinamica politica e le pressioni rendono questa scelta un passaggio quasi obbligato per definire la leadership della coalizione. In questo scenario, il Partito Democratico è consapevole di dover affrontare un quadro competitivo complesso, dove l’avversario principale all’interno dell’alleanza di sinistra sarà Ismaele La Vardera, il quale si presenta forte di un accordo politico stretto con il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.
L’ex iena viene visto dai vertici dem come una figura inesperiente per tenere la barra dritta in una competizione elettorale complessa come quella per la guida della Regione. Considerato distante dalle dinamiche e dalle complesse logiche politiche strutturate dell’isola, La Vardera appare agli occhi del partito con un limitato seguito personale che rischia peraltro di rivelarsi marginalizzante e comunque insufficiente per sfidare con successo la coalizione di centrodestra specialmente dopo l’adesione di Cateno De Luca.
Per quanto riguarda la scelta del candidato alla presidenza della Regione, le strategie nazionali e locali si incrociano su valutazioni di grande cautela. Il Partito Democratico vedrebbe come opzione ideale la candidatura di Giuseppe Provenzano, già ministro per il Sud e la coesione territoriale e attuale responsabile esteri della segreteria Schlein.
Tuttavia, il rischio di bruciare un profilo autorevole in una competizione dall’esito troppo incerto suggerisce al partito di non esporlo direttamente. Per questo motivo, accantonato Antonello Cracolici giudicato d’antan e avviata una discussione con Davide Faraone circa la presenza o meno alla competizione di Pietro Bartolo, nei corridoi della politica dem si fa strada un’alternativa di carattere civico e sociale: la candidatura potrebbe infatti convergere su Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant’Egidio etnea. Una figura in grado di unificare le varie anime della sinistra e di parlare al mondo cattolico, offrendo una proposta competitiva per le primarie siciliane.