Cosa nostra ha messo le mani sulla vita notturna di Palermo. Un’inchiesta della Procura di Palermo, rilanciata dalle pagine del Giornale di Sicilia, svela una realtà inquietante: tra i vicoli e le piazze dei quartieri storici, i locali della movida sono diventati una nuova macchina per ripulire il denaro del narcotraffico, con un accordo tra i clan per dividersi le zone della movida.
Il quadro che emerge dalle indagini è preciso. Secondo l’inchiesta, i boss avrebbero investito centinaia di migliaia di euro in pub e locali per ripulire i proventi dello spaccio. Sui flussi di denaro indagano i finanzieri, coordinati dal capo della Procura Maurizio de Lucia.
Pub, discoteche, bar e ristoranti della Vucciria, del Capo e della Kalsa non sarebbero soltanto un affare redditizio, ma soprattutto uno strumento efficace per riciclare denaro sporco e per riaffermare il controllo del territorio. Per farlo i clan userebbero prestanome senza precedenti penali, che rilevano attività in difficoltà o ne aprono di nuove.
C’è di più. L’indagine farebbe emergere una vera e propria lottizzazione tra le famiglie mafiose, che si sarebbero divise quartieri e zone della movida per non ostacolarsi negli affari, con un impatto economico devastante per l’economia sana. Un locale gestito dalla mafia, infatti, non risponde al mercato: può permettersi di mantenere i prezzi artificialmente bassi e assorbire le perdite, perché il suo vero scopo non è generare utile, ma riciclare.
Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia confermano il quadro. Il nuovo pentito Giuseppe Bruno, imprenditore di Bagheria vicino al boss di Pagliarelli Giuseppe Calvaruso, ha ricostruito i rapporti tra la cosca e i gestori di uno storico ristorante di piazza Bologni, accusati di esserne prestanome. Già nel 2019 l’ex capomandamento di Misilmeri e Belmonte Mezzagno Filippo Bisconti aveva descritto il centro storico come un territorio del mandamento di Porta Nuova aperto anche ai boss di altre zone.
Il pericolo però non è soltanto economico. Dove passano soldi sporchi passa anche la droga, e con la droga arrivano le armi e la violenza indiscriminata. Lo ricorda il caso di Paolo Taormina, il ventunenne ucciso davanti al suo locale in piazza Spinuzza. Ed è anche a causa del rischio di una deriva violenta che il Comitato per l’ordine e la sicurezza, fortunatamente, ha deciso di prorogare le “zone rosse” della movida fino all’aprile del 2027.
La presidente di Fiepet Confesercenti, Doriana Ribaudo, ha auspicato che si faccia piena luce al più presto, temendo che le imprese sane paghino due volte, prima con il danno d’immagine e poi con la concorrenza sleale. È la stessa richiesta che facciamo nostra: le indagini devono procedere con la massima rapidità. Ogni mese che passa consente ai clan di radicarsi più a fondo nel centro storico e lascia i commercianti onesti soli davanti a un avversario dangerous che dispone di liquidità praticamente illimitata.
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