ARANCIA ROSSA DI SICILIA: L’ALLARME DEL CONSORZIO

di Umberto Riccobello

L’Arancia Rossa di Sicilia IGP finisce al centro di un’articolata battaglia a tutela del mercato agroalimentare e della salute pubblica. La decisione del Consorzio di tutela di rivolgersi direttamente ai vertici delle istituzioni competenti nasce da una situazione ormai insostenibile per i produttori dell’isola. Attraverso una formale comunicazione recapitata al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, e al titolare del dicastero della Salute, Orazio Schillaci, il Consorzio ha sollecitato un piano di verifiche straordinario e coordinato lungo tutta la catena.

La preoccupazione principale riguarda l’immissione sul mercato nazionale di importanti quantitativi di agrumi provenienti dall’emisfero australe. I controlli visivi ed analitici sui banchi della grande distribuzione e presso le strutture all’ingrosso hanno evidenziato la presenza diffusa di frutti arrivati prevalentemente dal Sudafrica e dall’Australia. Tali forniture vengono frequentemente presentate ed etichettate con l’indicazione della varietà Tarocco, creando una sovrapposizione visiva e commerciale potenzialmente idonea a confondere il pubblico acquirente rispetto alla pregiata produzione dell’isola.

A destare un forte allarme sul piano sanitario sono le indicazioni riportate sul retro dei confezionamenti, dove viene dichiarata la non edibilità della buccia a causa di specifici trattamenti applicati dopo la raccolta. Le analisi preliminari del settore evidenziano l’impiego di sostanze ad azione fungicida per le quali occorre verificare la reale conformità e l’ammissibilità rispetto alle normative vigenti in ambito nazionale ed europeo. L’avvertenza relativa al divieto di consumare le bucce dei frutti appare particolarmente delicata, specialmente considerando il frequente impiego delle scorze nella preparazione di guarnizioni gastronomiche e cocktail dove il contatto con componenti alcoliche può agevolare l’assorbimento delle sostanze chimiche.

Di fronte a tale scenario, il presidente del consorzio, Gerardo Diana, ha sollecitato i ministri Lollobrigida e Schillaci ad attivare tempestivamente analisi di laboratorio, campionamenti e verifiche fitosanitarie approfondite sia ai varchi di ingresso portuali e aeroportuali, sia nei mercati all’ingrosso e all’interno delle catene supermercati. Qualora le indagini dovessero riscontrare il mancato rispetto delle soglie consentite sui residui chimici o anomalie nell’indicazione dei trattamenti e della tracciabilità, la richiesta riguarda l’immediata adozione delle misure correttive previste dai protocolli, compresi il blocco della commercializzazione, il ritiro delle partite a rischio e l’informazione trasparente ai cittadini.

L’iniziativa odierna rappresenta in realtà il proseguimento di un percorso di denuncia avviato già diverse settimane fa. Lo scorso ottobre, proprio dai padiglioni del Fruit Attraction di Madrid, il Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP aveva lanciato un allarme sulla concorrenza controstagionale. Già in quel contesto fieristico internazionale era stata evidenziata la tendenza da parte di intermediari ed operatori commerciali ad anticipare notevolmente la stagione autunnale e invernale immettendo sui banchi prodotti esteri somiglianti anche nella pigmentazione della polpa a quelli locali.

Diana punta a chiarire come l’intento non sia quello di bloccare a prescindere i flussi del commercio internazionale, bensì quello di garantire che tutti gli operatori agiscano all’interno di un quadro normativo ed etico comune. La richiesta di parità nelle condizioni competitive passa attraverso il rispetto delle medesime regole restrittive applicate agli agricoltori europei, evitando che standard sanitari differenziati finiscano per penalizzare chi produce nel rispetto dei disciplinari di qualità.