Ieri il quotidiano La Sicilia, in un articolo a firma Mario Barresi, ha sferrato quello che riteniamo un violento attacco personale contro il fondatore ed ex direttore del nostro giornale Rino Piscitello in occasione della sua nomina ad esperto del Presidente Schifani. Molti giornali hanno riportato la notizia, ma nessun altro ha usato toni così accesi, neanche quelli che hanno notoriamente un punto di vista sulla società e la politica diametralmente opposto a quello del nostro giornale.
L’articolo contiene numerose inesattezze e alcuni falsi palesi, ma soprattutto appare quasi come se si volesse stabilire una qualche inverosimile connessione tra le vicende dell’avvocato Gaetano Armao e la nomina di Piscitello al quale viene attribuita la falsa e ridicola definizione di fedelissimo.
Un ragionamento offensivo e a tratti insultante che riteniamo gravissimo e sul quale spetterà a Piscitello valutare se ricorrere alle vie legali. Noi intanto gli esprimiamo la nostra totale solidarietà.
Dobbiamo invece rispondere all’attacco che ci è stato rivolto come organo di informazione. Siamo stati definiti “megafono dello schifanismo” solo perché esprimiamo un giudizio spesso positivo sui risultati del Governo Schifani. Con lo stesso metro potremmo definire in questi mesi “La Sicilia” megafono dell’antischifanismo, cosa che ci rifiutiamo invece di fare, ritenendo che ogni organo di stampa abbia diritto alla propria linea editoriale.
Non possiamo però non chiederci il perché di questo violento attacco a noi e al nostro ex direttore da parte de La Sicilia.
Qualcuno pensa che il motivo potrebbe consistere in una sorta di vendetta nei nostri confronti e di Piscitello che a maggio di quest’anno ci permettemmo di rendere noto a tutti che il sito pubblico dei sondaggi politico elettorali riportava che uno dei primi sondaggi su La Vardera fosse stato direttamente pagato dal quotidiano La Sicilia. Dopo poco tempo l’istituto di sondaggi attribuì la cosa ad un proprio errore e noi riportammo la precisazione, pur ritenendo non sufficientemente chiare le spiegazioni date.
Escludiamo comunque categoricamente che questa possa essere la motivazione, ma non possiamo che rimanere perplessi. Il tono dell’articolo di Barresi non ha alcuna giustificazione e ci appare in violazione dei criteri minimi di correttezza e continenza verbale che dovrebbero sussistere in primo luogo tra colleghi.
Ci aspettiamo quindi delle scuse formali, ovviamente pubbliche, in assenza delle quali saremo costretti a pensare che, per motivi ancora a noi ignoti, qualcuno abbia ritenuto di considerarci un fastidio.