ANNA ROSA: I GENITORI INDAGATI PER OMICIDIO COLPOSO

di Umberto Riccobello

Anna Rosa Bartolotta aveva soltanto quattro anni quando il suo cuore ha smesso di battere in un letto d’ospedale. La piccola, residente con la famiglia allo Zen di Palermo, è deceduta a causa delle complicanze legate alla difterite, una malattia infettiva grave ma da tempo arginabile grazie alla profilassi obbligatoria. Un dramma che ha scosso profondamente l’intera comunità locale e che ha immediatamente aperto uno squarcio doloroso su una realtà complessa, fatta di paure immotivate, disinformazione e gravissime falle nella prevenzione sanitaria sul territorio. La tragica vicenda ha spinto la magistratura cittadine ad avviare un’articolata serie di accertamenti, per fare piena luce sia sulle precise cause mediche del decesso, sia sulle eventuali responsabilità personali e familiari che potrebbero aver contribuito a una fine tanto prematura quanto evitabile.

I genitori della bambina sono stati formalmente iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo con la pesante accusa di omicidio colposo per omissione. L’inchiesta, che vede al lavoro la procuratrice aggiunta di Palermo, Laura Vaccaro, ed il procuratore Maurizio de Lucia, ruota attorno alla scelta deliberata della coppia di non sottoporre la figlia al ciclo di vaccinazioni obbligatorie, tra cui il siero esavalente che garantisce la protezione proprio contro l’agente patogeno della difterite. L’iscrizione nel registro si è resa indispensabile anche dal punto di vista procedurale, per consentire ai genitori di nominare propri consulenti di parte in vista dell’esame autoptico da effettuare presso l’istituto di medicina legale del Policlinico cittadino. Saranno proprio gli esiti degli accertamenti medico-legali a dover stabilire il nesso causale diretto tra la mancata somministrazione della profilassi e il rapido decadimento dei parametri vitali della piccola, poi risultato fatale.

Dietro la decisione della famiglia di rifiutare l’immunizzazione non ci sarebbe stata una semplice dimenticanza, bensì il radicato timore di presunti danni alla salute legati alla somministrazione dei sieri. Gli inquirenti hanno infatti riscontrato come tra i parenti della vittima circolasse la convinzione che un episodio di autismo manifestatosi in un giovane congiunto fosse da addebitare direttamente a una precedente somministrazione vaccinale. Una credenza del tutto priva di fondamento scientifico ma purtroppo capillarmente diffusa in alcune aree del quartiere, dove l’ostilità verso i protocolli sanitari obbligatori si tradurrebbe spesso in un rifiuto sistematico delle dosi di richiamo e dei cicli primari. Una situazione di incertezza che non riguarda soltanto la vittima: anche gli altri quattro figli della coppia non avevano mai ricevuto le somministrazioni previste dalla legge, e sono stati sottoposti alla vaccinazione d’urgenza soltanto nei giorni immediatamente successivi alla morte della sorellina.

Parallelamente alle indagini di natura penale, si è attivata la Procura per i minorenni, che ha aperto un fascicolo di natura civile teso a valutare l’idoneità della responsabilità genitoriale. Nell’ambito delle prime audizioni, la magistratura minorile ha ascoltato i sanitari dell’ospedale e la pediatra di libera scelta che aveva visitato la bambina prima che il suo quadro clinico imponesse il primo ricovero d’urgenza. Dalle testimonianze è emerso un quadro fortemente preoccupante, caratterizzato da diffuse resistenze da parte di numerose famiglie della zona nei confronti delle campagne di immunizzazione.

Il caso ha inoltre sollevato pesanti interrogativi sui meccanismi di controllo previsti per l’accesso agli istituti scolastici. La magistratura per i minorenni ha infatti disposto verifiche urgenti all’interno delle scuole dell’infanzia ed elementari situate nella zona nord del capoluogo siciliano. L’ipotesi al vaglio degli investigatori è che diversi genitori scettici o contrari ai vaccini riescano ad eludere le normative vigenti facendo ricorso a un espediente contabile: richiedere e mostrare la semplice prenotazione dell’appuntamento presso i centri vaccinali dell’azienda sanitaria per perfezionare l’iscrizione dei figli in classe, senza però dar seguito effettivo alla somministrazione delle dosi. Un sistema che permetterebbe di aggirare l’obbligatorietà prescritta dall’ordinamento per l’ingresso nelle aule, mettendo a rischio la salute collettiva dei più piccoli.

Mentre l’autorità sanitaria prosegue le indagini epidemiologiche per rintracciare il cosiddetto paziente zero e circoscrivere con certezza l’origine dell’infezione prima che si sviluppino ulteriori focolai in città, un altro membro della famiglia si trova attualmente sotto stretta osservazione medica. Si tratta del cuginetto della vittima, un bambino di quattro anni ricoverato in isolamento presso la struttura ospedaliera infantile. Il piccolo è risultato positivo al batterio della difterite ma presenta sintomi decisamente più lievi, paragonabili a quelli di una normale sindrome influenzale con febbre lieve e placche alla gola. Gli accertamenti sulle sue analisi ematiche hanno confermato la presenza di un buon livello di immunoglobuline specifiche e protettive, elemento che testimonierebbe come il bambino avesse completato almeno le prime fasi del ciclo vaccinale. Questo quadro clinico nettamente più favorevole parrebbe confermare in maniera evidente l’efficacia dello scudo protettivo offerto dal vaccino nel mitigare gli effetti più devastanti della patologia.

Sullo sfondo di una tragedia che ha sconvolto l’opinione pubblica, si registra intanto una forte reazione emotiva tra i residenti della zona. La paura di contagio ha spinto tantissimi genitori, in precedenza esitanti o inadempienti per distrazione, a correre ai ripari affollando i presidi sanitari del territorio per regolarizzare la posizione vaccinale dei propri figli. Una repentina impennata di richieste che ha persino causato il temporaneo esaurimento delle scorte del vaccino esavalente in diversi centri di somministrazione, costringendo l’azienda sanitaria locale ad attivare rifornimenti straordinari per soddisfare l’improvviso afflusso e ristabilire la necessaria copertura sul territorio.