La recente polemica che coinvolge la giunta comunale di Agrigento guidata da Michele Sodano mette bene in luce il modelli di vecchia politica adottati dall’onorevole La Vardera.
Ad Agrigento, l’insediamento della nuova amministrazione guidata dal sindaco Michele Sodano è stato segnato dal caso relativo al vicesindaco Giovanni Crosta. La polemica riguarda un immobile edificato decenni fa dal padre del vicesindaco, da questi ereditato, e oggetto di una pratica di sanatoria edilizia. Non trattandosi di una speculazione personale dell’amministratore né di una violazione commessa a titolo individuale, la vicenda richiedeva un’analisi fondata su verifiche tecniche e amministrative rigorose, atte a distinguere le responsabilità personali da situazioni patrimoniali ereditarie.
Di fronte a questi fatti, l’onorevole La Vardera, alla guida del movimento Controcorrente, ha scelto come sempre la strada dello scontro frontale e del clamore mediatico. Attraverso interventi a mezzo stampa e dichiarazioni pubbliche, l’onorevole La Vardera ha preteso dal sindaco Michele Sodano la revoca immediata delle deleghe al vicesindaco, arrivando poi ad annunciare l’espulsione dello stesso Crosta dal gruppo politico. Quest’azione, motivata con l’esigenza di preservare una presunta integrità etica, si è tradotta in una pressione mediatica esercitata sui suoi stessi alleati prima di qualsiasi confronto istruttorio o approfondimento procedurale.
L’imposizione dell’onorevole La Vardera, mascherata da ragioni giustizialiste e moraliste, ricalca gli schemi più tradizionali della vecchia politica, celati dietro un linguaggio che invece cerca sempre di esprimere innovazione. L’uso di ultimatum e minacce pubbliche di espulsione per costringere un sindaco a sostituire il suo vice o un assessore richiama esattamente quel modo di fare politica che l’onorevole La Vardera tanto dice di voler cambiare. È davvero un classico della peggiore vecchia politica, infatti, eliminare senza processo un proprio sodale o tradire un amico non tenendo conto delle sue ragioni per uscire dal proprio imbarazzo.
Anziché tutelare la stabilità dell’amministrazione guidata da Michele Sodano e verificare con equilibrio gli atti, l’onorevole La Vardera ha preferito abbandonare immediatamente gli alleati e utilizzare il caso come cassa di risonanza per far bella figura di fronte all’opinione pubblica agendo, come è solito fare, da giudice supremo dell’etica e della morale.
Questo atteggiamento non fa che minare il rapporto di fiducia tra le forze alleate e indebolisce pesantemente l’immagine del suo movimento. Colpire il proprio partito per conquistare l’ennesimo spazio nei titoli di giornale riduce l’affidabilità e la credibilità dell’onorevole La Vardera, che così facendo non fa altro che scivolare in un progressivo isolamento politico, trovandosi nell’impossibilità di costruire intese solide e di esercitare quel ruolo determinante nella politica regionale siciliana da lui tanto agognato.
Vorremmo fare una domanda ai partiti della sinistra alleati dell’onorevole La Vardera. Come potreste fidarvi mai di un alleato che vi fa fuori accoltellandovi alle spalle senza neppure ascoltare le vostre ragioni, bastandogli per farlo anche solo il desiderio di apparire coerente e senza macchia?
La strategia dell’onorevole La Vardera trascura peraltro una costante della dinamica pubblica: quando si stabilisce il principio per cui il sospetto basta per la condanna senza neanche bisogno di processo, si innesca un meccanismo in cui si troverà sempre un interlocutore pronto a rivendicare un rigore ancora maggiore. Insomma, come diceva Pietro Nenni «gareggiando a fare il puro, troverai sempre uno più puro di te che ti epura» e, inevitabilmente, un giorno anche l’onorevole La Vardera potrebbe finire per essere “epurato”.