ALLA RICERCA DI FUNGHI TRA BOSCHI E REGOLE

di Redazione

L’autunno in Sicilia svela scenari inattesi dove la terra generosa offre una straordinaria varietà di funghi, trasformando ogni escursione nei boschi in una caccia al tesoro dal sapore antico. Dalle pendici vulcaniche alle alte quote montane, il territorio isolano custodisce ecosistemi perfetti per lo sviluppo di numerose specie, regalando agli appassionati di micologia momenti di autentico contatto con la natura. Prima di avventurarsi tra i sentieri, tuttavia, occorre muoversi con grande prudenza e profondo rispetto per l’ambiente, armati non solo di cesti idonei ma soprattutto di una rigorosa conoscenza botanica e legislativa.

Tra le specie più ricercate che popolano i boschi di querce e castagni spiccano i Porcini (Boletus edulis), celebri per la consistenza carnosa e il profilo aromatico intenso. Nelle zone umide e ombrose non è raro imbattersi nei Finferli (Cantharellus cibarius), riconoscibili per la tonalità giallo-arancio e il profumo fruttato, mentre i Chiodini (Armillaria mellea) colonizzano tronchi e radici crescendo in caratteristici gruppi. Vicino ai cardi selvatici crescono i Cardoncelli (Pleurotus eryngii), e non mancano i Rositi (Amanita caesarea), amati per la delicatezza e la caratteristica livrea arancione.

Accanto alle prelibatezze commestibili, il sottobosco ospita insidie pericolose che richiedono la massima attenzione, a partire dall’Amanita phalloides, il così detto Fungo della Morte riconoscibile per il cappello verde oliva e le lamelle bianche, seguita dall’Amanita muscaria (Fungo delle Favole) con il suo cappello rosso punteggiato di bianco, dalla tossica Gyromitra sculenta dalla forma irregolare, dai Cortinarius caratterizzati da velo biancastro e lamelle rossastre, e infine dai piccoli Inocybe dai toni beige o marroni, portatori di tossine nervose.

L’esplorazione dei luoghi più vocati dell’isola conduce direttamente nel cuore dei parchi regionali e delle riserve naturali. Un punto di riferimento imprescindibile è l’Etna, in particolare la zona umida di Giarrita. Spostandosi verso nord si entra nel Parco dei Nebrodi e il paradiso micologico tra Cesarò e San Fratello, dove abbondano boleti e ovoli buoni.

Proseguendo verso l’Ennese, la Riserva Naturale Sambughetti Campanito, custode dei pittoreschi laghetti Campanito, offrono scenari ideali per la ricerca. Infine, nel Parco delle Madonie, la biodiversità si esprime attraverso circa mille specie, tra cui spicca il celebre e primaverile Basilisco (Pleurotus nebrodensis), il Fungo di Ferla (Pleurotus eryngii var. ferulae) e gli esemplari che crescono nei boschi di castagno e leccio nei pressi della Cascata Scopalacqua a Petralia Sottana.

Ogni attività di raccolta deve però sottostare a precise regole stabilite dalla normativa regionale per tutelare la biodiversità. È obbligatorio essere in possesso di un tesserino nominativo regionale, ottenibile frequentando un corso di formazione di almeno quindici ore con il supporto di un micologo e previo pagamento di un contributo annuale di trenta euro per il tipo amatoriale, che autorizza un limite giornaliero di quattro chilogrammi, mentre la variante professionale prevede un costo di centocinquanta euro e una soglia di dodici chili.

I minori di quattordici anni possono raccogliere solo se accompagnati da un adulto munito di tesserino e il loro quantitativo si somma a quello del maggiorenne. La legge vieta severamente la raccolta notturna, l’uso di rastrelli o uncini che danneggino il micelio, il prelievo di esemplari non interi o di ovoli chiusi di Amanita caesarea, e impone l’uso di cesti aerati in fibre naturali. I controlli, affidati al Corpo forestale, alla polizia locale e alle guardie venatorie e dei parchi, prevedono sanzioni amministrative pecuniarie, la confisca del raccolto e la sospensione del tesserino in caso di infrazioni.

Infine, è utile ricordare che la raccolta andrebbe sempre fatta esaminare da un apposito centro di controllo per garantire la totale sicurezza alimentare prima di finire in tavola.