Tour’23: il giorno della crono. Le sensazioni di Pogacar e di Vingegaard

di Valentino Sucato

Ed è arrivato il giorno della cronometro. Quello decisivo… forse. Utilizziamo il termine forse perché ormai da giorni cerchiamo di essere profeti di un colpo di scena che possa rompere l’equilibrio tra Vingegaard e Pogacar. Ma puntualmente veniamo tutti smentiti. Ma non perché in quella tappa non ci sia stata lotta ma perché quella battaglia nonostante assumesse caratteristiche epiche non è riuscita fare prendere la bilancia verso l’uno o l’altro contendente. E così dopo il secondo giorno di riposo ecco l’unica prova prevista contro il tempo che qualche decennio fa al Tour non solo abbondavano per numero ma anche per lunghezza. È relativamente breve con i suoi 22,4 km e con poca parte pianeggiante. Si parte quasi subito in salita, raggiungendo la Cascade de Coeur dopo aver incontrato un “muro”di 1.3 km all’8.5% di media e con punte che raggiungono la doppia cifra. Poi si scende per 6 km attraversando una strada tortuosa ed ondulata fino alle porte di Sallanches. Altri 6 km pianeggianti e ci si trova ai piedi della Côte de Domancy (2.5 km al 9.4%) e poi ancora si salirà verso il traguardo per altri 6 km al 6.5%. parlare di questi 22,4 km e considerarli decisivi può apparire molto fantastico dopo che 2.606 chilometri hanno determinato solo 10 secondi di distacco tra i due contendenti. E nemmeno il tris di montagne nel fine settimana ha schiodato milioni di appassionati di ciclismo dal dubbio su chi vincerà il Tour’23. Pogačar ha strappato una manciata di secondi sul Grand Colombier, Vingegaard ha ottenuto un bonus sul Col de Joux Plane e domenica hanno pareggiato sulla strada per Saint Gervais-Mont Blanc. Insomma l’ipotesi che domenica prossima a Parigi il distacco possa essere di una manciata di secondi, prende piede. “È difficile da dire. Ma penso ancora che a un certo punto, soprattutto con la cronometro e le tappe in arrivo, non credo che sarà una questione pochi secondi, ha detto Vingegaard – Potrebbe essere meno di un minuto, di sicuro. Ma non credo che sarà una questione di cinque secondi. Non potevo immaginare. Lo vedremo sugli Champs-Elysées”. Mancano sei giorni con tre frazioni nelle quali il duello tra Vingegaard e Pogačar si deciderà: la crono di oggi, l’impegnativa tappa alpina di domani sul Col de la Loze e  la tappa di sabato sui Vosgi. In altri tempi sarebbero state passerelle oggi invece si cerca in ogni metro il punto di potenziale rottura di equilibrio cosa tremendamente difficile.”È solo il mio terzo Tour de France, e sicuramente è stato il più difficile – continua Vingegaard, che si è piazzato secondo dietro Pogačar al suo debutto nel 2021 prima di sconfiggere lo sloveno un anno fa – È davvero difficile dire oggi chi vincerà. Però il momento vicino, è davvero una grande battaglia. Ci sono solo 10 secondi tra di noi, quindi potrebbe benissimo diventare decisivo. Comunque, farò del mio meglio. E ovviamente ci sono anche due tappe difficili oltre alla cronometro, dove puoi fare una grande differenza.  Ma penso che la cronometro sarà molto decisiva. Penso che sia un buon percorso per me. Mi piacciono i percorsi in cui non sono solo strade pianeggianti e rettilinee”. E poi la frase di chiusura che un po’ raffredda speranze di chi oggi pensa di possa decidere il Tour. “Penso che – conclude il danese – finora siamo stati molto equilibrati, quindi non sarei sorpreso se lo fossimo anche domani”. Pogačar -Vingegaard nelle prove a cronometro nel corso degli anni sono sul 6-3. Il danese nelle gare contro l’orologio ha fatto molti passi avanti. “L’anno scorso al secondo giorno di riposo ero molto indietro e forse volevo troppo – ha ammesso Pogačar –  Quest’anno è più controllato. Ho ricontrollato di oggi e di domani, non conosco molto bene il Markstein (tappa di sabato prossimo)anche se la zona mi è più o meno familiare. Penso che mercoledì sia il  giorno più difficile del Tour, almeno sulla carta. Anche se  credo che il Tour si deciderà nella tappa 20 che potrebbe finire per essere ancora più dura. Ci aspettano tre tappe molto complicate”.Pogačar ha negato che ci fosse troppa guerra psicologica in corso tra lui e Vingegaard. “Vedo che Jonas ha un bell’aspetto nel gruppo e non sembra essere troppo nervoso. Piuttosto che dalle nostre teste, penso che quest’anno dipenderà dalle nostre gambe. Mi sto godendo questa battaglia. Ognuno cerca di dare il massimo e sicuramente ci spingiamo a vicenda per migliorare noi stessi e le nostre squadre”.

 

“Devo dire che per il terzo anno consecutivo mi sto godendo questa battaglia. È un bel duello. Rispetto molto questa battaglia”.